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Finanziamento privato dei partiti?

Per Noam Chomsky, ad esempio, Obama, ha “le mani legate”, perché nel sistema socio-economico statunitense le multinazionali sembrano ormai le uniche con il potere di prendere le decisioni più importanti. “Con l’aumento dei costi delle campagne elettorali – afferma Chomsky – sia i democratici che i repubblicani sono stati spinti ‘tra le grinfie’ delle corporation”. “Siamo al paradosso”, spiega il filosofo americano: “Entrambi i partiti hanno cominciato a mettere all’asta i posti più importanti al congresso. E i parlamentari che garantiscono più fondi al partito ottengono il posto”. Fondi che, ricorda Chomsky, “ovviamente provengono dalle lobby”. E le più facoltose, si sa, rimangono quelle del petrolio e del carbone.

Un filosofo liberale, John Rawls, ha proposto che le campagne elettorali dovrebbero essere finanziate solo da fondi pubblici eguali per tutti i candidati, proprio per neutralizzare il potere del denaro. Se proprio sono necessarie, le forme di incentivazione fiscale del finanziamento privato devono essere accompagnate da una totale pubblicità del nome d'ogni finanziatore. E non dimentichiamo, tornando a casa nostra, che il Pdl si fonda su una gigantesca fideiussione concessa da Silvio Berlusconi. Chi altri potrebbe fare lo stesso? E come non concludere che chi paga dall'interno diventa padrone del partito e della sua politica?

 
 
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