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Più tasse, meno sviluppo

di Pino Salinetti , 2012

Che il bilancio comunale 2012 non sarebbe stato una passeggiata si sapeva. Prima il governo Berlusconi e poi quello Monti hanno ridotto i trasferimenti dei contributi ai Comuni, introdotto l’IMU e stabilito che una parte di essa vada direttamente allo Stato. Eppure il bilancio approvato il 3 luglio da una maggioranza ridotta all’osso (7 a 6) va oltre le peggiori previsioni di aumento delle imposte e delle tasse comunali.

Con un atteggiamento più realista del re, l’amministrazione si è comportata come un pedante ragioniere o “tecnico”: se lo Stato dà meno soldi al Comune e intasca pure una parte dell’IMU, non resta che alzare le tasse comunali e prendere dai cittadini quello che lo Stato toglie al Comune. Anzi, è meglio prendere un po’ di più così non si rischia che manchino i soldi e magari ci scappa anche qualche intervento propagandistico.

I sostenitori di Berlusconi seduti in consiglio comunale, che soltanto 10 mesi fa respinsero una mozione di protesta dell’Unione di centrosinistra contro i tagli dello Stato ai Comuni; gli stessi che hanno fatto la loro fortuna politica giurando che non avrebbero mai messo le mani nelle tasche dei cittadini; quelli che hanno esultato quando Berlusconi tolse l’ICI sulla prima casa, ora sono diventati fedeli esecutori delle disposizioni di governo: austerità e sacrifici. E, come i rigorosi e severi esponenti del governo e delle banche tedesche, applicano i sacrifici non secondo la norma costituzionale che chi più ha, più deve contribuire alle spese della collettività. No. La distribuzione della ricchezza è sempre più differenziata, ma gli aumenti sono uguali per tutti. La patrimoniale non si fa e si tagliano solo le spese sociali. Nemmeno quelle militari si possono toccare.

Se questo è il contesto in cui si inserisce il bilancio comunale del 2012, i suoi contenuti sono presto illustrati. La maggioranza dice: lo Stato ci dà 370 mila euro in meno e si prende 770 mila euro dall’IMU (il 3,8 per mille sulla seconda casa). Bene, i soldi che vengono a mancare per mandare avanti il Comune e garantire i servizi ai cittadini, li prendiamo aumentando le imposte e le tasse comunali. Innanzitutto l’IMU.

IMU PRIMA CASA
Torna l’IMU sulla prima casa con l’aliquota 4 per mille. Stranamente, però, nonostante le rendite immobiliari siano rivalutate, nonostante siano eliminate molte detrazioni, il gettito IMU sulla prima casa previsto è di soli 95 mila euro, piuttosto basso.
Il Comune ha sottostimato l’entrata IMU prima casa che resta tutta nelle casse comunali. Ha previsto che l’80% delle abitazioni siano prime case e quindi godranno della detrazione di €200,00; e che tutti i ragazzi residenti sotto i 26 anni godranno della detrazione di €50,00. Basta modificare di qualche punto queste percentuali che il gettito aumenta di diverse decine di migliaia di euro.

IMU SECONDA CASA, LOCALI PRODUTTIVI, TERRENI EDIFICABILI
Sulla seconda casa la legge fissa un aliquota base del 7,6 per mille, la metà della quale, il 3,8/1000, va allo Stato. I Comuni possono diminuirla o aumentarla fino ad un massimo di tre punti.
L’amministrazione comunale di Castel Madama ha stabilito di aumentarla di due. Quindi l’IMU sulle seconde case, i locali commerciali, i capannoni ecc., avrà un aliquota del 9,6/1000, che di per sé è un aumento secco del 37% rispetto al precedente 7/1000 dell’ICI, a cui va aggiunto per i locali l’aumento conseguente alla rivalutazione della rendita catastale che varia per ogni categoria di immobile; e per i terreni edificabili l’aumento del loro valore stabilito dall’Ufficio tecnico comunale e dalla maggioranza.

In totale i cittadini di Castel Madama nel 2011 versarono al Comune 924 mila euro di ICI: 764 mila per le seconde case ed 160 per i terreni edificabili. Nel 2012 ne dovranno versare 2 milioni e 36mila di euro: 95 mila per la prima casa (tutti al Comune), 1 milione 590 mila per la seconda casa (di cui 628 mila allo Stato e 962 al Comune) e 351 mila per i terreni edificabili (di cui 139 mila allo Stato e 212 al Comune). I cittadini subiscono un aumento complessivo di 1 milione e 112 mila euro. Di oltre il 120%: una famiglia che nel 2011 ha speso per l’ICI 100 euro nel 2012 ne dovrà pagare 220. Il Comune conta di incassare 1 milione 268 mila euro, 344 mila euro in più rispetto ai 924 mila dell’ICI 2011.

L’ADDIZIONALE ALL’IRPEF
Oltre all’IMU l’amministrazione comunale ha proposto anche di aumentare l’addizionale all’IRPEF dall’attuale 0,5 allo 0,6. Ciò dovrebbe portare un gettito maggiore di circa 85 mila euro per complessivi €495.000.

PIU’ TASSE…
Pertanto le maggiori imposte e tasse comunali del 2012 rispetto al 2011 ammontano a:

IMU PRIMA CASA (tutti al comune)+ €95.000
IMU SECONDA CASA (628 mila euro allo stato e 208 mila al comune)+ €836.000
IMU TERRENI EDIFICABILI (139 mila allo stato e 52 mila al comune)+ €191.000
ADDIZIONALE COMUNALE ALL’IRPEF (tutti al comune)+ €85.000
CONTRIBUTO FAMIGLIE ALLA MENSA SCOLASTICA (tutti al comune)+ €15.000
TOTALE di maggiori tasse rispetto al 2011+ €1.222.000

Di questi €1.222.000 di tasse in più, 767 mila euro andranno allo Stato e 455 mila al Comune. In media ogni famiglia castellana avrà 407 euro di maggiori tasse.

MENO INVESTIMENTI
Oltre al taglio dei trasferimenti dello Stato al Comune; oltre all’aumento delle tasse comunali, il bilancio 2012 si caratterizza per la caduta verticale degli investimenti in opere pubbliche, quasi 4 milioni di euro in meno rispetto al 2011; e per minori contributi di Regione e Provincia per progetti culturali e sociali, circa 400 mila euro in meno rispetto al 2011. Segno delle difficoltà finanziarie della Regione Lazio, ma anche della minore capacità di predisporre progetti e di seguirne l’iter di approvazione.

SALVAGUARDIA DEI SERVIZI
L’unica nota positiva del bilancio 2012 è la salvaguardia dei servizi ai cittadini: restano i soldi per la mensa scolastica (con un leggero aumento del contributo delle famiglie) e per l’assistenza ai diversamente abili non autonomi; ci sono i soldi per iniziare la raccolta differenziata porta a porta; sono stati rimessi i soldi (20 mila dei genitori e 10 mila del comune) per iniziare il servizio scuolabus; e 20 mila euro per far ripartire i tirocini lavorativi (trimestrali).
Questo è il risultato positivo della pressione esercitata dalle famiglie, dai disoccupati e anche del lavoro svolto dal centrosinistra, sia quando governava, sia nell’ultimo anno in opposizione.

IL NOSTRO GIUDIZIO
Il bilancio 2012 è un bilancio che agisce solo sul maggior carico fiscale alle famiglie, ormai così tartassate dai tagli agli stipendi, dai maggiori costi dei servizi, delle utenze, della benzina che rischiano non solo di consumare meno (questo è già assodato), ma di non riuscire nemmeno a pagare il dovuto, comprese le tasse. Quindi ci potrebbe essere un effetto contrario, come sta avvenendo a livello nazionale: a un aumento delle tasse non corrisponde un aumento delle entrate fiscali, perché le famiglie con reddito medio-basso non riescono a pagare tutto.
Inoltre è un bilancio depressivo che non aiuta l’economia reale a riprendersi dalla crisi. Non solo perché toglie risorse alla maggior parte delle famiglie, a cui poi non restano soldi né per acquistare beni di consumo, né per risparmiare per investimenti futuri. E’ un bilancio depressivo perché non ci sono stanziamenti per progetti né di opere pubbliche, né di servizi. Restano soltanto quelli ottenuti dalla precedente amministrazione. Anche il parcheggio sopra la Pineta è un finanziamento ottenuto quest’anno, ma richiesto da tutte le amministrazioni succedutesi dal 1997 ad oggi. Se non riparte l’economia locale, se le piccole e medie imprese castellane e dei dintorni non trovano nuove commesse, si rischia di ridurre l’occupazione e di impoverire ancora di più il tessuto economico, le famiglie e la comunità locale nel suo insieme.

LE NOSTRE PROPOSTE SULLE ENTRATE
Per cambiare gli aspetti più negativi del bilancio comunale 2012, abbiamo presentato alcuni emendamenti con gli obiettivi di ridurre la pressione fiscale e, per quanto possibile, introdurre una progressività delle imposte.
Il primo è stato quello di limitare l’aumento dell’IMU sulle seconde case e sui terreni edificabili all’8,6 per 1000 invece che al 9,6. Ma come potete immaginare non è passato. Così come non sono passati i due emendamenti sul valore dei terreni edificabili.
Il primo emendamento si proponeva di ridurre il valore delle aree fabbricabili nelle zone “D”, le aree industriali, modificando il parametro “costo di costruzione”. Tale costo, in realtà, anche a causa della sismicità e delle caratteristiche idrogeologiche del territorio, è più elevato di quello riportato in tabella (pari a €500,00 a mq) pertanto abbiamo proposto di elevarlo a €750,00 a mq. L’accoglimento di questa modifica avrebbe abbassato il valore dei terreni in zone D.
Il secondo emendamento si proponeva di confermare le percentuali di riduzione in base alla attuabilità degli interventi edificatori in vigore negli anni precedenti, senza operare le modifiche decise dall’attuale amministrazione comunale che provocano un forte aumento del valore dell’area e quindi dell’IMU da pagare.
L’aumento dell’IMU al 9,6 per mille, rispetto all’ICI al 7 per mille, causa un aumento per tutti i terreni del 37,15%. A questo si aggiungono gli aumenti dovuti alla modifica delle riduzioni che colpiscono tutti i terreni edificabili del centro urbano (Piantata, Frainili, Muratelle Fonte Santocco) e le aree in D2 ad intervento diretto. Grazie ad essi i terreni edificabili subiscono aumenti che vanno da un minimo del 37% ad un massimo del 96%, come riportato in questa tabella:

1000 mq di terreno edificabile in zona… ICI 2011 IMU 2012 Emendamento UNIONE
Piantata B2 (ex A1 in C5) 1000x23,03x7/1000= €161,21 1000x28,78x9,6/1000= €276,29 (+71,4%) 1000x23,03x8,6/1000= €198,06 (+23%)
Fonte Santocco C1 (ex A1 in C3) 1000x43,52x7/1000= €304,64 1000x62,17x9,6/1000= €596,83 (+96%) 1000x43,52x8,6/1000= €374,27 (+23%)
Muratelle C1 (ex A2 in C3) 1000x27,63x7/1000= €193,41 1000x39,47x9,6/1000= €378,91 (+96%) 1000x27,63x8,6/1000= €237,62 (+23%)
Frainili C1 (ex A in C2) 1000x60,44x7/1000= €423,08 1000x86,35x9,6/1000= €828,96 (+96%) 1000x60,44x8,6/1000= €519,78 (+23%)
Pietro Romano, Colle Murata, i Colli 1000x20,38x7/1000= €142,66 1000x20,38x9,6/1000= €195,66 (+37%) 1000x20,38x8,6/1000= €175,26 (+23%)
D2 Intervento diretto 1000x70,48x7/1000= €493,36 1000x82,23x9,6/1000= €789,41 (+60%) 1000x47,75x8,6/1000= €410,65 (-17%)
D3 Piano attuativo 1000x47,97x7/1000= €335,79 1000x47,97x9,6/1000= €460,51 (+37%) 1000x32,49x8,6/1000= €279,41 (-17%)

Questi esorbitanti aumenti, causati dall’IMU al 9,6 per mille e dall’abbattimento delle percentuali di “riduzione in base alla attuabilità”, rischiano di frenare ulteriormente gli investimenti sia nel settore residenziale che nelle attività produttive; e di favorire la corsa alla vendita delle proprietà e quindi ad una loro svalorizzazione ai danni dei piccoli proprietari e a favore di un accentramento in poche e ricche mani.
La risicata maggioranza non ha accolto nessuno dei due emendamenti ed ha confermato i suoi aumenti esagerati e controproducenti.
Un altro emendamento del centrosinistra riguardava l’addizionale comunale all’IRPEF. La maggioranza intendeva aumentare l’aliquota dallo 0,5% attuale allo 0,6 a tutti i 4600 contribuenti castellani per racimolare altri 85 mila euro. Noi abbiamo proposto due modifiche: la prima di esentare dal pagamento dell’addizionale i 1.300 cittadini con un reddito annuo inferiore ad €7.500 per lo più anziani con la pensione sociale e lavoratori dipendenti precari o part time. La seconda di rispettare il criterio della progressività previsto nell’art. 53 della Costituzione, in base al quale tutti i cittadini sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Ossia chi ha di più deve pagare di più. E quindi di differenziare l’aumento per scaglioni di reddito. Su questo emendamento si è trovato un accordo con la maggioranza che ha accolto e precisato la nostra richiesta. Per cui ci sarà l’esenzione fino ad €7.500 e l’applicazione progressiva della tassa: aliquota dello 0,6 fino a 15 mila euro di reddito; 0,65 fino a 28 mila; 0,70 fino a 55 mila; 0,75 fino a 75 mila e 0,80 oltre tale soglia.
Una piccola ma significativa vittoria che non cambia l’ammontare degli aumenti, ma almeno li distribuisce più equamente tra i cittadini.

LE NOSTRE PROPOSTE SULLE SPESE
L’ultimo emendamento presentato dal centrosinistra dimostra che era possibile una manovra diversa, con meno sacrifici per i cittadini.
Esso prevedeva minori entrate per €226.000. Circa €165.500 dovuti all’applicazione dell’aliquota IMU dell’8,6/1000 (invece del 9,6/1000) sui locali non prima casa. Altre minori entrate per €60.500 sui terreni edificabili, non diminuendo le percentuali di riduzione in base alla attuabilità dell’intervento edilizio e abbassando il valore delle zone D2 e D3.
Questa doppia riduzione (dell’aliquota IMU e del valore delle aree fabbricabili) avrebbe comportato minori imposte per i cittadini sui beni immobili diffusi (seconde case, cantine, garage, terreni) di €226.000 rispetto ai circa 350 mila euro previsti in bilancio. Un minore aumento dell’IMU di quasi i 2/3 rispetto a quello preventivato dalla maggioranza.

I 226.000 euro di minori entrate sono compensati da €88.000 di maggiori entrate rispetto a quelle previste e sottostimate dall’amministrazione comunale. Ossia 65.000 euro in più sulla prima casa rispetto ai 95 mila previsti; €8.000 in più sull’addizionale IRPEF rimodulata; €15.000 di maggiori entrate della tassa sulle affissioni e sul suolo pubblico (se si facessero pagare sempre, le entrate sarebbero ancora più consistenti, vedi I love comico, dove ad una società privata che utilizza il parcheggio gomma/gomma per fini commerciali non viene fatta pagare la tassa per almeno 37mila euro).
Gli altri 138 mila euro necessari ad ottenere il pareggio tra entrate ed uscite si potevano trovare operando tagli alle spese. Ad esempio riducendo della metà, 38 mila euro, le indennità del sindaco, degli assessori e dei consiglieri comunali; di 30 mila euro le spese per progettazioni; di 20mila euro per l’accantonamento di fondi; di 15 mila euro per l’assistenza hardware e software; di altri 35 mila riducendo altre spese generali di funzionamento del Comune che potevano essere individuate insieme maggioranza, minoranza e tecnici del comune.

CONCLUSIONI
Ma non c’è stata alcuna volontà politica di andare in questa direzione da parte di una maggioranza che più perde pezzi e consenso, più si arrocca in se stessa e nei suoi rituali: dal silenzio ossessivo del sindaco, che non è intervenuto mai in 9 ore di consiglio, al saluto fascista esibito dal presidente del consiglio nelle votazioni, agli sproloqui carichi di risentimento dell’assessore al bilancio, rimasto a puntellare un’amministrazione di destra, populista e antipopolare.

Un’ultima osservazione. Non si esce dalla crisi finanziaria attuale con un’operazione di bilancio, tanto più se essa si risolve in maggiori tasse che impoveriscono le classi medio-basse.
Soltanto dallo sviluppo dell’economia locale può venire una ripresa generale, dell’occupazione e un miglioramento dei conti pubblici, in termini di maggiori introiti da imposte e tasse comunali, e da iniziative di sostegno alla produzione, al commercio e al turismo. Ma questo è un orizzonte sconosciuto agli attuali amministratori, che non hanno avuto una parola per questi temi se non la solita: tasse.
Invece, sarebbe stato opportuno un minor accanimento sui locali per attività produttive e commerciali e sulle aree fabbricabili, colpiti dai più alti aumenti dell’IMU. Ci sarebbe voluto un più tempestivo e forte impegno per i finanziamenti PIT, che comunque vanno ancora perseguiti. Una maggiore compattezza per sollecitare in Regione una tempestiva approvazione della Variante al PRG, strumento che stabilendo regole chiare e uguali per tutti favorirà gli investimenti. Così come per l’Archeopark; per il Piano del centro storico, che potrebbe favorire i lavori di ristrutturazione delle vecchie case; per il Piano dei Frainili da cui il Comune ricava 100 parcheggi, un centro sociale di 400 mq, un nuovo garage comunale, il collegamento via Aniene e via della Pineta. E così via. Tante sono le opere e i progetti lasciati in eredità dalla precedente amministrazione.
Invece, dopo 14 mesi, si è portato a termine soltanto una minima parte di quello che si è ereditato. E ora sappiamo anche il perché. La crisi aperta ormai da 40 giorni, che sta allontanando Nonni e Di Berardino dalla maggioranza, non è un dissenso circoscritto alla modifica della convenzione del piano delle Muratelle, un’operazione tattica per ottenere qualcosa. E’ una crisi essenzialmente politica sui contenuti, sui tempi e sui modi di amministrare. Dentro questa maggioranza c’è chi pensa che ogni amministrazione comunale deve azzerare quello che è stato fatto prima e ricominciare da capo. Non tanto perché non ci si fida della validità di quanto deciso precedentemente. Non tanto perché non si condividono priorità e soluzioni. Quanto per dimostrare chi comanda, a chi ci si deve rivolgere per chiedere la soluzione di un problema.
Lo strappo che non si ricuce lo leggo come presa di distanza da questo modo di governare che lascia insoluti i nodi veri della comunità locale e del Comune. Che risponde a logiche di potere, piuttosto che di servizio agli interessi generali del paese. Che agisce piegando le regole ai casi individuali, piuttosto che risolvere i problemi singoli nell’ambito di regole generali uguali per tutti.

In questo contesto il bilancio 2012, che imponendo tanti sacrifici ai cittadini avrebbe richiesto l’approvazione di una più larga maggioranza, mentre non ha nemmeno quella di tutte le forze di Iniziativa e Solidarietà, obbliga tutti a una seria riflessione: continuare ad andare avanti con una maggioranza che non è più nemmeno tale nel paese e che opera forzature su forzature a spese delle tasche dei cittadini, del rispetto della legittimità degli atti, della costruzione di una prospettiva di miglioramento del paese. Oppure prendere atto dell’insufficienza di questa pseudo maggioranza e della necessità che si vada al più presto al suo superamento?

 
 
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