Cavalli imperiali
riflessioni semiserie su corsi e ricorsi storici

L'imperatore romano Caligola (37 d.c. - 41 d.c.) ebbe l'idea di nominare senatore un cavallo. Fortunatamente il cavallo non occupò mai il seggio. A scusante parziale si può poi aggiungere che non si trattava di un banale "Equus caballus" ma di un cavallo di rango e con meriti ben precisi, quello di essere il cavallo dell'imperatore.

Dai resoconti storici sappiamo che l'idea (geniale dal punto di vista mediatico visto che molti ricordano l'imperatore solo per la leggenda del cavallo) non fu poi attuata. Non tanto perché risultasse assurda per lo stesso imperatore, quanto per difficoltà tecniche relative alle modalità di nomina e di espressione del voto dello stesso cavallo.
Probabilmente noi oggi non possiamo neppure immaginare lo sdegno che provocò nel senato tale bizzarra idea.
Una istituzione quest'ultima non solo politica ma anche morale e civile dell'intero popolo romano, custode (forse più che le vestali) di quanto c'era di più sacro a Roma: "la tradizione romana" e le prerogative del popolo romano.

La possibilità di vedere nel sacro corpo del senato un esterno, un intruso, doveva essere vissuta come un onta considerando che l'imperatore procedeva, più o meno esplicitamente, ad una preoccupante svalutazione del ruolo senatoriale; il cavallo, per il solo merito di essere emanazione dell'imperatore, poteva svolgere altrettanto egregiamente la funzione di un banale senatore. Accedere al senato era la conclusione di un arduo percorso, esso era la secolare espressione di una società costruita sul diritto, dove i meccanismi di integrazione non facevano venir meno (anzi se possibile rafforzavano) un'idea del mondo gerarchizzata fondata sulla gens d'appartenenza o sui meriti di lunga carriera, entrare in senato era possibile solo a chi possedeva la cittadinanza. In questi giorni mi sono chiesto come reagirebbe l'Imperatore Caligola se sapesse che la nomina di un cavallo in un assemblea di rappresentanti del popolo provocherebbe oggi ben poca sorpresa? Sarebbe colto da un sconforto vedendo ridimensionata la portata dei suoi strappi istituzionali? Oggi potrebbe infatti procedere alla nomina di cavalli e cavalline senza temere reazione alcuna da parte delle assemblee di riferimento. Potrebbe magari invocare sacrosante questioni anagrafiche, quote rosa, supposti meriti sul campo (...qui ci riferiamo al campo delle pagelle scolastiche) e quant'altro.

Ben magra consolazione sarebbe per il nostro Caligola sapere che oggi la volontà imperiale debba passare per la ratifica popolare.
Qualsiasi sia la sua opinione certamente gli opachi meccanismi di selezione delle attuali classi dirigenti e le modalità di candidatura e di elezione (che non consentono al corpo elettorale di accordare nessuna preferenza personale) hanno il pregio di far apparire la nomina "imperiale" quanto di più chiaro e trasparente possa esserci.

Paolo Muzi


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